Ceretto
Le Langhe, come il vecchio West, sono lande misteriose e assolate, con colline che non si lasciano domare, bricchi ancora selvaggi nonostante la cartesiana logica della scansione in filari. Una terra di frontiera, con le proprie corse all’oro, i pionieri, le saghe familiari, le scommesse vinte e le fortune sudate, i vincoli di sangue che si trasformano in radici profonde.
La storia del Marchio Ceretto parla di tutto questo: tre generazioni del vino che da oltre settant’anni lavorano per un risultato d’eccellenza. E’ stato Riccardo, il capostipite, a decidere di raccogliere l’energia creativa di una regione unica per impiantare i primi vigneti e fondare ad Alba il nucleo originario dell’azienda.
La svolta decisiva avviene negli anni '60 con l’arrivo dei figli Bruno, alla guida del settore commerciale, e Marcello, alla direzione tecnica. Diversi come solo certi parenti stretti sanno essere, ma uniti e complementari, i Barolo Brothers (così sono conosciuti all’estero), promuovono una progressiva ascesa qualitativa del prodotto e lo fanno partendo dalle fondamenta del gusto, dal terroir. Selezionano i migliori cru di Barolo e Barbaresco. In poco più di trent’anni i fratelli Ceretto creano una rete di piccole aziende autonome tra Langhe e Roero, da cui nascono etichette eccezionali come i Barolo di Bricco Rocche, i Barbaresco di Bricco Asili, l’Arneis Blangè, il Moscato dei Vignaioli di Santo Stefano, il Dolcetto, la Barbera, il Langhe Monsordo, le grappe.
Se rigore e chiarezza sono il file rouge della strategia imprenditoriale, estro e fantasia segnano i progetti collaterali all’azienda: cantine che recano le firme di noti designer e architetti, etichette come opere d’arte grafica, premi letterari e manifestazioni musicali, perché il vino è, soprattutto, cultura.
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